set 252013
 
Cari Colleghi,
oggi le OO.SS. APVVF, SindirVVF, DirstatVVF, UIL PA VVF e UGL FN Dirigenti e Direttivi hanno inviato una nota unitaria  ai vertici della classe politica, per sollecitare le attività parlamentari necessarie a dare attuazione alla “specificità” riconosciuta tre anni or sono ai Vigili del Fuoco e di fatta mai resa attuativa, a partire dalla ridefinizione delle carriere e dal superamento delle attuali sperequazioni con gli altri corpi dello Stato del sistema previdenziale e retributivo.
La Segreteria
ago 092013
 
Cari Colleghi,
il Consiglio dei Ministri tenutosi in data odierna (il n.19) ha approvato alcuni provvedimenti che interessano direttamente il Corpo Nazionale.
Il primo riguarda l’approvazione di un decreto legge (proposto da tre ministri: Interno, Lavoro e politiche sociali, Giustizia) che reca un “pacchetto” di misure urgenti che mirano ad affrontare una serie di problematiche riguardanti la pubblica sicurezza.
Il provvedimento, che si compone di 13 articoli suddivisi in quattro Capi, interviene su taluni aspetti della normativa riguardante la Protezione Civile ampliando il periodo dello stato di emergenza (a 180 giorni prorogabili di ulteriori 180) e istituendo un apposito fondo emergenze. Sono state introdotte disposizioni anche relative alla funzionalità del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, potenziandone l’operatività. In particolare è stato introdotto, al fine di garantire continuità ed efficienza dei servizi, un fondo rotativo per l’anticipazione delle spese sostenute un occasione di emergenze.
Di questo ci era stata data anticipazione dal Sottosegretario On. Bocci nel corso dell’incontro del 31 luglio scorso.
Il secondo provvedimento è l’approvazione del DPR che, confermando il blocco delle retribuzioni fino al 31.12.2014, permette di aprire, nel pubblico impiego, la contrattazione per la sola parte normativa già da settembre, da integrare successivamente, nel 2015, con il trattamento economico.
Il terzo è la proroga per sei mesi dello stato di emergenza già dichiarato a causa delle eccezionali avversità atmosferiche dello scorso marzo nelle provincie di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato e Pisa.
In ultimo, come già molti di noi avranno saputo, il movimento dei Prefetti che vede un avvicendamento al vertice del Dipartimento: il Pref. Francesco Paolo Tronca è il nuovo Prefetto di Milano e il Pref. Alberto Di Pace, già Prefetto di Torino, è il nuovo Capo Dipartimento. Per il Pref. Di Pace si tratta di un “ritorno” in quanto per 5 anni, dal 1995 al 2000, è stato a capo della Direzione Centrale per la Protezione Civile e dei Servizi Logistici dell’allora Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio
La Segreteria
ott 012012
 

Al Presidente della Repubblica – Sen. Giorgio Napolitano

p.c. Presidente della I Commissione del Senato – Affari Costituzionali Sen. Carlo Vizzini

Presidente della I Commissione della Camera dei Deputati – On. Donato Bruno

Presidente del Consiglio dei Ministri – Prof. Mario Monti

Ministro dell’Interno – Prefetto Anna Maria Cancellieri

Sottosegretario di Stato – On.le Giovanni Ferrara

Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile – Pref. Francesco Paolo Tronca

Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – Alfio Pini

 

Signor Presidente,

queste Organizzazioni tornano a denunciare l’anomalia che connota il comparto del soccorso tecnico e della protezione civile, non solo per quanto attiene la dualità tra i due dipartimenti ma anche per il ruolo affidato alle regioni.

In particolare, i recenti incendi boschivi in Calabria e in Sicilia (avvenuti quando le campagne antincendio regionali erano state chiuse) mostrano che l’unico organo dello Stato in grado di fronteggiare situazioni di calamità in ogni momento è il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ciononostante, prosegue lo sperpero di denaro pubblico causato dal decentramento della protezione civile, che comporta costi non del tutto noti nemmeno agli organi di controllo.

Mentre il Governo continua a chiedere ai lavoratori del comparto (già al limite della sopravvivenza) ed agli enti istituzionali di sopportare la maggior parte delle economie, prosegue lo scandalo dei fondi versati attraverso gli accordi con enti, associazioni e organizzazioni, che non garantiscono l’affidabilità durante le emergenze e in alcuni casi nemmeno la sicurezza degli operatori, pur drenando risorse importanti per la sicurezza della collettività nazionale.

A fronte di questa situazione, queste Organizzazioni chiedono un segnale di discontinuità con il passato e di cambiamento della struttura normativa che regola il settore.

L’unica risposta all’esigenza di contenere la spesa garantendo l’omogeneità del servizio è il volontariato dei Vigili del fuoco, che è legato al territorio in cui opera ma che è gestito in modo professionale e perfettamente integrato il Corpo Nazionale.

Analogamente, per quanto riguarda gli incendi boschivi, una ripartizione dei compiti tra Vigili del Fuoco e Corpo Forestale dello Stato costituirebbe una risposta più efficace ad un problema che ha un impatto drammatico per interi territori.

Infine, alla luce del peso economico che le calamità naturali determinano sul Paese, è opportuno aprire una riflessione sull’assenza in fase di pianificazione del territorio degli organi di soccorso e protezione civile. I disastri ambientali continuano a colpire abitazioni e insediamenti produttivi mettendo in luce, anche in questo caso, la debolezza degli attuali strumenti normativi di autorizzazione e controllo sui rischi naturali.

Voglia accettare, Signor Presidente, i sensi della nostra più alta considerazione.

Roma, 1 ottobre 2012

feb 142012
 

Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante integrazioni e modifiche al regolamento di cui al D.P.R. 23 dicembre 2002, n. 314, concernente l’individuazione degli uffici dirigenziali periferici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

 

Dall’esame dei documenti inviati relativi allo schema di decreto di cui all’oggetto, emerge con chiarezza che esistono più testi, non concordati e pertanto non noti a questa OS, tutti palesemente in contrasto con il testo noto e non preventivamente condivisi.

Per quanto sopra, non si intende, in questa sede, svolgere una analisi puntuale del testo, ma si ritiene responsabilmente fondamentale fare delle precisazioni.

Il provvedimento individua le Direzioni regionali e interregionali quali uffici decentrati del Dipartimento, attribuendo ad esse una maggiore capacità operativa per il soccorso tecnico urgente, per la prevenzione degli incendi e per lo svolgimento delle funzioni amministrative locali.

Non di meno esse dovranno continuare a svolgere funzioni in materia di coordinamento generale delle attività dei Comandi provinciali, assicurandone il necessario raccordo con il Dipartimento.

Tutte queste funzioni si inseriscono nell’ambito di una consolidata catena di comando che vede, in particolare nella gestione del soccorso, gerarchicamente e funzionalmente, le figure manageriali del Corpo Nazionale, dai Comandanti Provinciali ai Direttori Regionali, al Capo del Corpo Nazionale

Questa organizzazione, che il CNVVF ha da oltre mezzo secolo, peraltro unica al mondo, consente in caso di calamità o emergenze che vanno oltre a quelle provinciali, di rispondere in tempo reale alle esigenze operative, consentendo di muovere, secondo regole e protocolli condivisi, uomini e mezzi su tutto il territorio nazionale nel giro di poche ore. In queste fasi il Direttore Regionale assume il comando della cosiddetta colonna mobile regionale, al fine di organizzare i soccorsi. Fatta questa precisazione viene da sè che gli interlocutori del Direttore Regionale non possono che essere dirigenti tecnici del CNVVF (Capo del Corpo o Direttore dell’emergenza) che, a seconda del tipo di emergenza, assumono il comando delle operazioni.

L’inserimento in questa consolidata catena di comando di persone che non hanno alcuna competenza tecnica, conoscenza ed esperienza nelle tecniche di intervento comprometterebbe certamente equivoci ed incertezze nella gestione dell’intervento pregiudicando, senza dubbio, l’esito delle operazioni di soccorso.

Per quanto sopra si ritiene che debbano essere ripristinate le competenze già spettanti al Capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e attribuite, dagli schemi di regolamento pervenuti, Dipartimento o al Capo del Dipartimento in luogo di Capo del Corpo.

Rimane inteso che questa anomalia può essere superata solo se fosse previsto istituzionalmente che il Capo Dipartimento debba provenire dalla carriera dei Vigili del Fuoco.

Per questi motivi è necessario che nel testo indicato vengano inseriti i seguenti fondamentali emendamenti:

  1. le Direzioni Regionali ed Interregionali del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco sono strutture operative del Corpo nazionale che costituiscono, a livello regionale o interregionale, le articolazioni territoriali del Corpo stesso (e non del Dipartimento);
  2. le Direzioni Regionali ed Interregionali sono dirette dai Direttori regionali ed interregionali dei vigili del fuoco che a loro volta sono  coordinati dal Capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Quest’ultimo assicura il raccordo con il Capo Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile per quanto concerne il raggiungimento degli obiettivi e l’osservanza delle direttive impartite dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile;
  3. gestione diretta ed autonoma del Direttore regionale delle risorse: umane, finanziarie e strumentali affidate;
  4. ogni riferimento al Dipartimento deve essere sostituito con il Capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Si coglie infine l’occasione per evidenziare una anomalia che da anni si sta perpetuando nei confronti del  Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e che mina, giorno per giorno, la sua stessa esistenza. Tale “progetto” si delinea e prende corpo anche attraverso questo schema di decreto.

Infatti il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco nasce con la legge 27 dicembre 1941, n. 1570 e, sino al 2001, è struttura tecnica  operativa inserita nell’allora Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendi.

La riforma del Ministero dell’Interno in dipartimenti, operata con il D.P.R. 398 del 7.9.01, in adempimento al Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n. 300 “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59″ ha probabilmente mal interpretato la delega legislativa concessa, disattendendo ai presupposti di cui agli articoli 14 e 15 del citato d.lgs. che prevedeva e prevede al comma 2 dell’articolo 15: “L’organizzazione periferica del ministero e’ costituita dagli Uffici territoriali del governo di cui all’articolo 11, anche con compiti di rappresentanza generale del governo sul territorio, dalle Questure e dalle strutture periferiche del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”.

A questo punto mal si comprende perché le previste strutture periferiche del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco debbano essere considerate, di fatto, delle articolazioni territoriali del Dipartimento, denominazione di fatto già ampiamente utilizzata dagli uffici centrali in lettere ufficiali.

Sembra quindi di assistere all’attuazione di un illogico processo di “dipartimentalizzazione” che potrebbe  peraltro preludere all’ingresso nelle strutture territoriali dei vigili del fuoco di personale non appartenente alle carriere del Corpo stesso, come è già avvenuto nell’ambito del Dipartimento dei vigili del fuoco a seguito della citata riforma del DPR 398/2001, quando il Servizio Tecnico Centrale, le Scuole Centrali Antincendi ed il Centro Studi Esperienze furono cancellati ed inglobati nella struttura dipartimentale (non coincidente con quella del Corpo), trasformandone gli uffici con la creazione di moltissimi posti di funzione riservati a dirigenti della carriera prefettizia. Basti pensare che il precedente Ufficio per l’Organizzazione Centrale e Periferica del Corpo Nazionale (ufficio cardine del Servizio Tecnico Centrale) aveva fino al 2001, tra le proprie competenze, la gestione della mobilità del personale, l’istituzione di nuovi distaccamenti, la regolamentazione del servizio delle strutture territoriali del Corpo. Oggi tutte queste funzioni sono assolte da corrispondenti uffici dipartimentali, spesso diretti da dirigenti della carriera prefettizia che hanno una conoscenza sommaria del Corpo e delle sue problematiche e che pertanto mal si prestano a conoscerne i bisogni ed a soddisfarne le esigenze. Senza considerare il fatto che ad ogni sostituzione di personale della componente prefettizia, Capo Dipartimento compreso, trascorre un tempo più o meno lungo necessario a conoscere la struttura e le sue dinamiche, mentre le sostituzioni delle componenti tecniche, Capo del Corpo compreso, garantisce la necessaria continuità operativa.

Così come non si comprende perché, sebbene il comma 2 dell’articolo 1 del d.lgs. 8 marzo 2006, n.139 “Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco”, ribadisca che il Corpo nazionale e’ componente fondamentale del servizio di protezione civile ai sensi dell’articolo 11 della legge 24 febbraio1992, n. 225,  a presiedere il comitato operativo di protezione civile è designato il capo dipartimento, figura certo di alto livello istituzionale, ma non competente tecnicamente e soprattutto non consapevole delle reali capacità operative del Corpo Nazionale, che possono essere note solo a chi da sempre è impegnato sul campo nella gestione delle operazioni di soccorso.

Questa OS, nel rivendicare l’identità del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ritiene che una possibile soluzione a dette discrasie, che consentirebbe altresì una chiara consapevolezza dei ruoli e delle funzioni, nel pieno rispetto dei compiti che la legge assegna al Corpo Nazionale, può essere raggiunta con la costituzione del Comando Generale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, come da proposta che si allega, che vedrebbe peraltro un giusto allineamento organizzativo con altre similari strutture e/o Corpi dello Stato come Guardia di Finanza, Carabinieri, Corpo Forestale, Guardia Costiera, ecc…)

gen 152012
 

Il grave incidente che ha coinvolto la nave da crociera Costa Concordia nella notte del 13 gennaio ha messo in luce ancora una volta il ruolo dei Vigili del Fuoco nelle operazioni di emergenza, anche su grande scala. I sommozzatori e di SAF (speleo alpino fluviali) dei Vigili del Fuoco, infatti, hanno svolto fin dai primi momenti un’attività,  SAR (search and rescue) essenziale per la ricerca dei sopravvissuti all’interno della nave, ruolo che non  sembra essere stato messo in luce in modo adeguato nelle cronache degli eventi successivi al naufragio.

Il ruolo dei Vigili del Fuoco è sempre quello di intervenire nelle emergenze ed a loro si richiede di mantenere in efficienza un dispositivo di soccorso che non ha mai mostrato falle, nei 70 anni di storia del Corpo. Ciononostante, nel più vasto settore della protezione civile il ruolo che gli viene riconosciuto è quello di comprimario.

Appare, inoltre, evidente l’accuratezza con cui si evita di prevedere nelle posizioni di rilievo del Dipartimento della Protezione civile al presenza di figure provenienti del Corpo, mentre solo i Vigili del Fuoco, accanto a pochissimi altri organi pubblici, possono vantare una adeguata esperienza e certamente l’abitudine al vivere nell’emergenza ed a pianificarne la gestione nel modo più efficiente possibile.

 

gen 122012
 

La recente approvazione della composizione della Commissione Grandi Rischi presso il Dipartimento della Protezione Civile ha suscitato diverse prese di posizione, soprattutto in relazione alla dimensione elefantiaca (58 componenti) ed alla sorprendente scelta di non prevedere alsuo interno nemmeno un Vigile del Fuoco.

Il problema della composizione della Commissione, in realtà, è solo un tassello del problema più generale della Protezione Civile in Italia che, soprattutto negli anni recenti, ha fatto emergere i costi eccessivi di gestione,  che ormai non sono più nemmeno lontanamente compatibili con lo stato della finanza pubblica.

Il Sindir VVF – Ugl ha sollevato il problema, chiedendo al Ministro Cancellieri di adoperarsi per rendere finalmente, anche in Italia, adeguato alle risorse disponibili oltre che più efficiente.

Inizio della soluzione di entrambi questi problemi è, evidentemente, quella di eliminare la duplicazione inutile ed impossibile da spiegare a tutti i cittadini (soprattutto a quelli che pagano le tasse) tra Dipartimento delle Protezione civile e Dipartimento dei Vigili del Fuoco e della Difesa Civile.

Di seguito il testo della breve nota inviata al Ministro Cancellieri il 12 gennaio 2012.

Lettera Sindir-Ugl – Usppi – Ugl FN VVF su- commissione grandi rischi

Questa è la composizione della Commissione Grandi Rischi:

Per il settore rischio sismico entrano a far parte della commissione Domenico Giardini, Stefano Aversa, Giuseppina Lavecchia, Gaetano Manfredi, Luciano Marchetti, Caludio Modena, Francesco Mulargia, Rui Pinho, Silvio Seno, Aldo Zollo, Roberto Vinci. Per il settore rischio vulcanico sono stati nominati membri della commissione ‘Grandi rischi’, Vincenzo Morra, Lucia Civetta, Massimo Coltorti, Pierfrancesco Dellino, Rosanna De Rosa, Stefano Gresta, Marcello Martini, Domenico Patane’, Maurizio Ripepe, Giulio Zuccaro. Per il settore rischio meteo-idrogeologico, idraulico e di frana, entrano nell’organismo, Franco Siccardi, Nicola Casagli, Vincenzo Cuomo, Francesco Maria Guadagno, Fausto Guzzetti, Enio Paris, Luigi Pennetta, Cristina Sabbioni, Giovanni Seminara, Stefano Tibaldi, Pasquale Versace, Guido Visconti. Per il settore rischi chimico, nucleare, industriale e trasporti fanno parte dell’organismo, Frabncesco Russo, Pieralberto Bertazzi, Luciano Bologna, Sergio Di Cave, Maurizio Cumo, Raffaele De Leo, Alessandro Massimo Giannini, Nicola Pirrone, Gigliola Spadoni, Paolo Spinelli. Infine per il settore del rischio Ambientale e degli incendi boschivi entrano nella ‘Grandi rischi’, Roberto Caracciolo, Felice Arena, Carlo Blasi, Enrico Bonari, Giovanni Bovio, Piermaria Corona, Giuseppe D’Antonio, Michele di Natale, Francesco Fracassi, Riccardo Minciardi, Giuseppe Scarascia Muignozza, Riccardo Valentini.

dic 092011
 

Il Dipartimento della Protezione civile ha comunicato lo scorso 8 dicembre di aver istituito un tavolo tecnico per lo studio di strumenti assicurativi contro i rischi da calamità naturali. Il tavolo tecnico, come ha dichiarato il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, è  finalizzato all’individuazione di strumenti assicurativi contro i rischi derivanti da calamità naturali e di approfondire idee e proposte, provenienti dai Governi regionali e da esperti del settore, al fine di proporre al legislatore le soluzioni più idonee.

Faranno parte di questo tavolo – coordinato dal Vice Capo Dipartimento della Protezione Civile – esperti rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico nonché dell’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (Ania) e dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap),  del consorzio interuniversitario Cineas e della Fondazione Eucentre, e di un referente della Commissione speciale di protezione civile della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano.

Il Sindir-Ugl VVF (insieme all’USPPI ed alla Federazione nazionale VVF dell’UGL) chiede che a questo tavolo sia chiamato a partecipare anche un rappresentante del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Infatti, con la nota che pubblichiamo, queste organizzazioni del personale VVF hanno posto il problema di considerare, in tutte le fasi che riguardano il contrasto al rischio idrogeologico, l’esperienza e le indicazioni dell’organo che è coinvolto sempre e direttamente nelle fasi di gestione dell’emergenza e di soccorso alla popolazione, anche in questo tipo di evento.

SCARICA LA LETTERA: 11- tavolo rischio idrogeologico